Diego Mattos. Lo avevo visto in foto. Mi era comparso in video.
“Mi sa che è grande”
Ho pensato.
Ma no dai, non è possibile. Sembra enorme.
Magari lui è solo basso. Magari collabora con persone piccole, di statura. Per cui sarà solo una questione di proporzioni. Sì. È così.
<<Mi metto ora in auto. Ci vediamo a Milano?>>
<<Sì, ti aspetto per cena>>
Il tragitto è lungo, l’attesa è tanta. La voglia anche. La curiosità sale.
Però, come ogni attesa degna di tale, qualcosa va storto.
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Suono il campanello, stanco, affaticato. Le ore di lavoro, le ore di viaggio.
Salgo le scale, non prendo l’ascensore. Non so, non mi va.
Fermo. Immobile.
Respiro.
“Oh cazzo"
Penso, prima di salutare.
È alto. È alto. È alto?
“Quindi significa che… il cazzo? Madre mia non so se ce la farò”
<<Ciao Mati, Benvenuto>>
<<Ciao Diego! Finalmente ci vediamo>>
Tutte queste settimane a scriverci, a parlare, a raccontarci. Quella voglia di conoscere qualcuno che diventa così alta, che la sera, prima di andare a letto, non fai altro che stare lì. Fermo, al telefono, ad aspettare quel messaggio. Ad aspettare quella buonanotte, a fantasticare su quel bacio che da inizio a quello. Il sesso, l’amplesso. Il momento più intimo per essere me stesso, per godere come un porco, per scambiare un po’ di sborra, una carezza, un bacio prima di andare a letto.
<<Dai è tardi, vieni. Andiamo a letto, al resto ci pensiamo domani>>
Lavo i denti, sistemo due cose, metto il pigiama.
Il lavoro al pubblico, mi stressa. Parlare con tanta gente e poi alla fine della giornata non ho più energie per dire una parola.
Però è sempre così, arriva un momento verso le 18 in cui l’energia è alta, i caffè sono in circolo, la stanchezza bussa, ma quando penso a lui, tac. Il cazzo è duro. A ciò che avrei visto poco dopo, a ciò che avrei conosciuto. E quell’erezione così forte, difficile da nascondere a lavoro. Si è presentata più volte. Più volte nel viaggio. Nella sosta. Alla guida.
Non avrei pensato. Che sarebbe comparsa ancora. Che sarebbe tornata. Da li a poco.
Ci stendiamo.
Ero stanco. Stremato.
Non avevamo quasi nemmeno parlato. Eppure non c’era bisogno di dire nulla. Avevo solo voglia di dormire. Così a mio agio, che senza dire nulla, ha capito tutto. Così intensamente bello, averlo solo qui vicino, che tutto quello scambio di messaggi, parole, abbracci sperati e orgasmi a distanza condivisi, sembrava fosse stato sufficiente a farci capire chi avessimo accanto.
Lo conoscevo da poco, come se fosse stato con me da sempre.
Mi stendo.
Si stende. Mi guarda. Lo guardo. Un bacio. Lento, innocuo.
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Gli occhi chiusi. Il sonno sale. E quasi per caso, ci tocchiamo. La mano.
La mia.
La sua. Lo speravo. Ma non lo cercavo. Arriva, così. Forte. All’improvviso. L’eccitazione. La voglia d’amore. La voglia di sentirlo dentro per ore.
Il mio cazzo, ora, è di marmo, pulsa contro la stoffa del pigiama. La sua mano non si ritrae. La sento muoversi, lenta, decisa. Scende. Le sue dita sfiorano l’elastico. Sento il suo respiro farsi più pesante sul mio collo. Poi un sussurro, roco, che mi gela il sonno e mi incendia il sangue: "Mati... ho aspettato troppo per fermarmi solo a un bacio della buonanotte."
Parte 1
Voi non avete idea di cosa è successo dopo. O forse sì... ed è proprio per questo che non vedrete l’ora. 🔥
Video Out Venerdì
