— Avresti potuto dormire qui!
— Va bene così, grazie — rispondo.
«Forse non sarei nemmeno dovuto stare qui».
— Ma vuoi mettere? Dopo ieri? Una cena insieme. La notte insieme. Però ti ho visto, sai, ieri sera
fuori dall’hotel... come guardavi gli altri, come scherzavi con loro.
— E quindi? Non farai mica il geloso per una scopata che ci siamo fatti?
— Beh, ieri in piscina mi sembrava altro. Sembrava quasi l’inizio di qualcosa.
Oddio, eccone un altro che vive di illusioni. Ma che cos’è? Nel mondo del porno si ritrovano tutti così
soli da scambiare l’amore col sesso? Notte col giorno, alba e tramonto, amore e porno, e tutti i
contrari di questo mondo.
Due chiacchiere, una conoscenza. Ora dovrei pure dirgli che certi incontri mi servono giusto a
rilassarmi per fare in modo che mi si apra meglio il culo, piuttosto che per conoscere e farmi
conoscere?
Insomma, ci vuole un minimo di chimica per amare. Per mezz’ora. Per godere. Per aprirmi e farmi
aprire. Certo è che se poi va a finire così, conviene che stai un po’ più attento, Mati.
— Oh, ma che c’hai? Guarda che se ti dico così è perché un po’ mi piaci, eh.
Due colpi. Secchi.
La porta della camera ci riporta alla realtà. Dobbiamo registrare. Eccoli.
— Buongiorno Mati. Buongiorno HairyWolf.
Check delle luci, spostiamo il divano, apriamo le tende, cerchiamo l’angolazione giusta. Proviamo a
metterci più girati verso la finestra, o forse è meglio verso l’armadio. Ok, qui è perfetto. Ci siamo.
Abbiamo deciso insieme dove girare.
— Iniziamo?
— Un attimo, non sono pronto — dico io.Vado un attimo in bagno.
— Oh, ma che c’hai?
Mi raggiunge di nuovo lì: bello, dolce, perentorio. Sicuro di sé, per quanto prima sembrasse che
l'avessi messo in insicurezza.
— Ti ho visto anche io. Eravamo lì, potevi chiedere a me, e invece te ne sei andato a cena con lui.
Quello famoso. Dai, andiamo a lavorare.
— Movimenti lenti, siate spontanei, non coprite ciò che volete mostrare — ci ricorda il cameraman.
Eppure è strano. Qualcosa mi rende nervoso. Vorrei che fosse ieri. Vorrei essere al lavoro. Anzi, avrei
voluto non essere al lavoro ieri. Vorrei non confondere la professione con la vita privata. Vorrei non
confondere la registrazione con i sentimenti.
Avrei voluto riposare un po’ di più, avrei voluto svegliarmi con lui. Creare quella magia di quando apri
gli occhi e la voglia ti sveglia al posto del caffè; avrei voluto che il cameraman fosse arrivato a
registrare improvvisamente quella magia che non ricordo da un po’.
E invece eccolo lì. La lingua in bocca, il sapore di ieri.
Il gioco di chi non si concede ciò che vorrebbe, di chi fa il duro per evitare. Di chi va controcorrente,
contro il proprio essere. Di chi nasconde dietro la rabbia l’incapacità di prepararsi alle cose belle,
quelle profonde, quelle più vere, quelle più vive.
Gli occhi si guardano, le lingue non parlano, però si toccano e comunicano. Non c’è più quel gioco di
parole. Ora è tornata l’eccitazione. Perché lo voglio, perché ne ho bisogno, perché mi sento un po’
troia, però non mi pento. Perché lo so che mi punisce. Giocando. E godendo.
Lo guardo di nuovo, so già cosa gli piace. So cosa piace a me.
Mi inginocchio, lo guardo, lo annuso. La lingua sul membro. Sta crescendo dentro la gola. Lo sento.
Lo vede. Chiude gli occhi, sospira. Lo stesso sospiro di ieri. Non recita. Cazzo, gli piace. Cazzo, sì,
gode. Cazzo, mi piace.
Ora mi prende, mi gira, mi lecca. Il buco si apre, è pronto a riceverlo. Sento la voglia e la passione,
voglio la sbarra, lo voglio dentro. Lo voglio tutto, non posso resistere. Il buco pulsa. Lui lo sa, lo vede,
mi aspetta. Aspetta finché la mia testa non urla "basta". Finché la mia bocca non può dire nulla. E
quello che la bocca non suona, lo dice il culo. Sempre più caldo, sempre più aperto. Sempre più
bello. Sempre più pronto.
Ed eccolo lì: si alza, lo guarda, lo appoggia e in un colpo solo è tutto dentro. Sento ogni centimetro,
sento il diametro, la lunghezza, la cappella. Le palle che sbattono... quel suono che, insieme ai miei
gemiti, riempie la stanza.E siamo solo noi due. Mi sbatte più forte. Lo chiedo, lo sento. Siamo in un altro mondo, siamo noi, i
nostri organi e il piacere. Mi giro, lo guardo. Lo vedo: gli occhi si aprono, il sudore scende, è caldo.
Ho voglia. Lo voglio. È duro, è forte, sempre più potente. Come se volesse punirmi per essere stato
scontroso. Quel gioco in cui la punizione è il piacere stesso.
Viene.
Mi bacia, si butta su di me. In silenzio.
Il cuore, piano piano, sento che si calma. Il respiro è ancora accelerato. Gli occhi ancora socchiusi.
«Damn, it’s hot» — una voce fuori campo.
Cazzo, è vero, non eravamo soli. Cazzo, è vero, ci stavano registrando.
— It’s hot — dice il videomaker.
Cazzo. La stessa identica frase che ha detto lui. La stessa frase che ha detto ieri. La stessa frase che
ha detto Tim. Chissà che vorrà dire?
— Grazie ragazzi. Ecco la mia email, scrivetemi i vostri contatti. Montiamo i video, vi invieremo tutto il materiale. Postiamo tutto il 20 Giugno.
@hairy_wolfxl & @matilush Part 2 —> 20 giugno OUT
