L’allenamento era finito, il giorno lungo, pieno.
Il lavoro, la pioggia, ancora settembre.
Le giornate un po’ grigie, dopo il sole cocente dell’estate, di agosto, di settimane bollenti. Di pelle bruciata dal sole e sorrisi felice di gente in vacanza.
Le gambe erano stanche, la sabbia, il ritorno al Beach Volley con l’umidità dei primi giorni di pioggia.
Ero ancora sporco, insabbiano. Il respiro era stanco.
Mi scrive, lui, arriva il suo messaggio.
Eugene: “Siamo a casa, ti va di venire?”
Oddio, adesso che faccio? Riposo o vado?
Non mangio da pranzo, ho fame e sono stanco. Eppure un brivido mi accende. Una coppia che mi aspetta?
Sale l’eccitazione, e sale in fretta.
“Faccio la doccia e arrivo”
Vicini di casa, che fortuna!
Entro, e la loro gatta mi gira intorno.
La coda mi accarezza, solletica la gamba.
Quella carezza innocua, che lascerà spazio a tocchi di piacere.
Li vedo, muscolosi, allenati, tatuaggi. Sexy. Sorrisi accesi, labbra che mettono voglia di baciare.
Eugene si avvicina, mi bacia, mi tocca.
Non abbiamo parlato. La voglia era troppa.
Lo tocco, era duro. Il ragazzo, in disparte. Ci guarda.
Sarà forse voyer? Mi piace.
Inizio a toccarlo, è giù duro e mi abbasso, lo succhio, è buono.
Precum, ci gioco, lo assaggio, è tra le mie dita, che avvicino al suo labbro.
Ho voglia, ha voglia.
Mi gira, mi lecca, mi assaggia il culo.
Mi apro, lo sente, sono pronto e lo sa. Il calore della sua bocca, mi lascia un secondo. Il fresco della stanza tocca il mio buco, durerà poco, un attimo dopo il suo cazzo mi scalda, scivola dentro. Mi apre. Mi scopa, già godo.
Dimenticavo di lui, il suo ragazzo lì, ancora vestito a guarda.
Godo, a occhi chiusi, godo tanto.
Fino al momento che riporto nella stanza il mio sguardo. È lì che ricordo che c’era anche lui.
In quel lato della stanza, sulla poltrona a toccarsi. Lo vedo quel cazzo che è duro.
Un’ondata di eccitazione, mi apre, mi pervade.
Lo guardo, lo fisso, intensamente. Voglio che mi guardi, voglio che sente, voglio che capisca cosa gli aspetta.
E chiedo ad Eugene di scoparmi più forte, più forte, più a fondo. Lo voglio più dentro che posso, più dentro che può.
Sente tutta la mia voglia, non resiste al mio buco che chiede sperma. Lo sento più duro, lo sento più affondo, lo sento che sborra e mi riempie tutto. Dentro fa caldo, il suo cazzo che esce, ma io non sono stanco, mi stacco e mi avvicino, finalmente a quel cazzo, che nel frattempo svettava duro e dritto in fronte a me.
Mi ci lancio, lo succhio, lo voglio.
Solo mi siedo. Lo sperma che è dentro è il lubrificante. Scivola dentro. Velocemente.
Mi sbatte forte, forte. Sempre più forte.
Non durerà molto. È inteso, è potente. Ed ecco che arriva l’orgasmo. Mi riempie.
Respira forte, sospira, rallenta.
Mi guarda, lo guardo. Eugene mi accarezza.
Il mio culo che cola.
Il mio corpo soddisfatto.
La mente contenta
È tardi. Salterò la cena. Mi stendo, riposo e poi dormo, ancora sono pieno.
Mi sveglierò domani, con le lenzuola macchiate dal tutto il loro sperma.
