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June 10, 2026

<<sono in palestra. Mezz’ora e arrivo. Devo svuotarmi. Aspettami come ti dico>>

E già così mi sentivo troia. Questo è quello che voglio, essere desiderato. Essere desiderio. Esaudire un desiderio. Essere troia.

<<il codice d’ingresso è 1932# >>
Sali le scale, ultimo piano a destra.
In fondo al corridoio, porta bianca a sinistra>>

Sento i suoi passi scricchiolare sul legno. Lo sento più vicino.

Sono pronto.
Come mi vuole. Come voglio.
Girato.
Nudo.
Bendato.
Non l’ho mai visto.
Non conosco la sua voce. So solo che mi vuole. So solo che lo voglio.

La maniglia va giù, la porta si apre. Un paio di passi, sento appoggiare qualcosa a terra.

La lingua. Sul buco. Diretto.
La mani sul gluteo. Mi massaggia, lo bacia, lo lecca.
Sento la punta che entra, che è dura, mi esplora, mi allargo, mi rilasso, fa caldo. Mi piace. Sapere che sente tutto il mio odore, e può mangiare il sapore.

Il tempo passa. Mi sento, bagnato, sarei già pronto per essere penetrato.
Mi giro, in ginocchio, lo succhio. È duro, un po’ curvo, mi piace, sento la cappella sul palato, sento il sapore. Sono ancora bendato.

Ora passa la sua mano sulla testa. Sono curioso, di vederlo.
Vorrei che lo faccia adesso, prima di iniziare a fare sesso.
Lo fa. Un misto tra carezza e scoperta, mi toglie la benda. Sento qualcosa. Qualcosa di diverso.

Lo guardo.
Si china, mi guarda.
Mi bacia.
Che cazzo succede?
Mi alzo. Il bacio. Passione. Emozione? Privazione di affetto o richiesta di attenzione?

Il bacio. Dio come bacia bene. Continua, ti prego.
Non voglio staccarmi.
Che cazzo succede?

Finiamo sul letto e iniziamo a parlare.
Non era così che doveva andare. Volevo essere troia. Sono solo da usare. Non fa per me questa cosa che a tratti mi ricorda che si può -almeno anche fingere- di fare l’amore.

 

C’è qualcosa che cambia.
Come quando non pensi più nulla. Non c’è più quel fuoco animale. Non mi sento in calore.
La voglia lascia spazio ad un tipo diverso di eccitazione. Sarà la passione, sarà solo il suo odore. Mi sento tranquillo in un bacio, distesi. Uno vicino all’altro. Esiste davvero?
L’ho provato davvero, quegli anni in cui ho condiviso il letto con altre persone?
Era solo finzione. Non esiste davvero. Non esiste l’amore.
Eppure in questa stanza lo specchio sull’armadio la riflette tutta questa passione.
Lecco la gamba, salgo da sotto, gli lecco le palle, mi appoggio, la lingua scorre l’asta e ora assaggia il petto.

C’è qualcosa che mi attrae, la testa viaggia, la fantasia di quello che voglio fare non trova più il suo limite. Perdo il controllo.
Voglio tutto. Lo voglio tutto. Voglio leccare ogni parte di lui. Gli alzo le gambe, odoro il culo. Sa di buono, di maschio, lo lecco, lo bramo, lo esploro. Ritorno sulle palle, ora tocca all’asta, lecco la cappella. E giù, di nuovo.

Ho voglia. Ti voglio.
“Prendimi”

Entra dentro, entra piano, sono duro, e le mie dita cercano la sua mano.
Faccia a faccia, sempre più in fondo. Sento come se volessi che non finisse mai, essere scopato così. Con lui dentro, davanti, mentre fuori non so che succede nel mondo. Potrà anche finire, non lo so. Io sono qui. In questa stanza bianca e mi godo ogni centimetro e ogni secondo.

È forte, è potente.
Mi scopa da dietro. Lo sento che sbatte, lo sento più forte. Mi inginocchio. Ce l’ho davanti.
Ce l’ho di fronte. L’odore del cazzo, quello del culo, il mix di sapori, non ne posso più.
Non resisto più.
Non resiste più.
Si tocca, si sega, avanti a me.
Esplode. Mi inonda. Ovunque un orgasmo.
Un’esplosione.
Me lo ricordo così quando facevo l’amore.
Me lo ricordo ora che sento il sapore, del sesso, di me, di lui, dello sperma caldo che, diciamocelo, il sapore è buono solo se c’è trasporto, se c’è coinvolgimento. Se c’è chimica o passione o l’illusione dell’amore.

 

<<è la tua ultima notte qua. Ramen? 7 euro?
Ceniamo al volo, ti saluto e vado a lezione di ballo>>
“Adoro il Portogallo”
<<19,30 sono lì>>
Fa caldo, è buono. Mi piace. Usciamo e mi fa strada.

<<dai prendiamo questa salita, il sole sta per tramontare>> Lo seguo.

Lo bacio.

Poi lo tocco. È duro.

Miradouro. A destra il tramonto. A sinistra l’oceano. Tetti della città e cacciatori di colori sul prato vicino a noi. Due foto.

<<Una insieme?>> mi chiede.
Va bene.

 <<stendiamoci lì>> Guardiamo in alto un secondo.

<<Il sole se ne è andato, ma guarda come, anche dopo essersene andato, lascia colorato il cielo, dopo il tramonto>>
Mi godo il momento. Ritorna quella voglia di vivere questo e viverlo in eterno.

Si alza. lo bacio, se ne va.
Scrivo due righe, appunto due pensieri al telefono. La gente di prima, sempre intorno a me ancora guarda il momento che sancisce la fine del girono.
Scrivo due righe, Edito un video, alzo lo sguardo.
È notte.
Mi giro, c’è un fischietto che suona. Il guardiano mi richiama del parco mi richiama.
Anche la panchina dietro di me ora è vuota.
Sospiro, guarda il cielo, ora è buio. Non c’è più nessuno. Ancora colorato. Mi alzo.

Da solo

Vado.