_DADDE DA BAMBINO AL MARE
Da bambino trascorrevo regolarmente un paio di settimane di luglio al mare a Viareggio, momenti dedicati al divertimento, ai giochi con gli amici e ai primi bacini alle ragazze._
Ricordo ancora che un pomeriggio, sulla riva, vidi un gruppo di altri ragazzi coetanei intenti a costruire un gigantesco castello di sabbia. Non avevo mai visto un castello così imponente prima d'allora. Attiravano l'attenzione di molte persone che, passeggiando sulla riva, si fermavano a guardare e a complimentarsi con loro.
Li osservavo da lontano con ammirazione, ma anche con una certa invidia per la loro bravura e per l'attenzione che ricevevano. Desideravo far parte del loro progetto, essere riconosciuto e apprezzato anch'io.
Così, pur non conoscendoli, decisi di avvicinarmi. Presi un secchiello, lo riempii d'acqua e iniziai a contribuire senza dire una parola, come se ne avessi sempre fatto parte. Mi resi presto conto, però, che la costruzione era faticosa e non avevo reale voglia di impegnarmi per qualcosa che non sentivo mio.
Notai che tra loro uno solo dava istruzioni, mentre gli altri eseguivano. Le sue direttive erano goffe, spesso inefficaci, e parte del castello crollava di continuo. Osservandoli in silenzio, pensai che avrei potuto fare meglio.
Cominciai allora a tessere una rete di piccole manipolazioni. Facevo sorrisi e complimenti adulatori: "Guarda quanto sei bravo a fare questo", dicevo a uno. "Lui non apprezza il tuo lavoro", sussurravo a un altro. Avevo smesso di costruire: la mia attenzione era rivolta solo a conquistare il gruppo.
Con il tempo, gli altri iniziarono a seguire me. Il primo leader veniva sempre più ignorato, finché, vedendosi messo da parte, cominciò ad aderire anche lui alle mie direttive. Alcuni si lamentavano con lui: "Tu non mi dici mai bravo, lui invece sì".
Ero diventato il nuovo leader. Ognuno aveva il suo compito: chi raccoglieva sabbia, chi portava acqua, chi modellava le torri. Tutti eseguivano senza discutere. Sebbene mi avessero appena conosciuto, ormai ascoltavano solo me.
Col tempo, iniziai ad appassionarmi più all'organizzazione che alla costruzione. Davo ordini ai ragazzini e quando la gente si fermava ad ammirare il castello e chiedeva chi l'avesse fatto, rispondevo: "È tutto frutto del nostro duro lavoro!", anche se avevo fatto solo l'1% del lavoro vero.
Alla fine, anche mio padre si avvicinò, fiero, e mi chiese: "Allora, come stanno andando i lavori?". Io risposi da vero capo cantiere, mentre gli altri, chini, continuavano a lavorare.
Rimasi fino a tardi sulla spiaggia, mentre gli altri bambini erano già andati via. Curavo gli ultimi dettagli e mi godevo il mio castello, tra gli sguardi ammirati dei bagnanti. "L'hai fatto tu?" "Sei stato bravissimo!" "Hai talento, diventerai qualcuno da grande!"
Sotto la mia guida, avevano costruito qualcosa di unico, che con l'altro non sarebbe mai esistito. Il fine, a modo mio, aveva giustificato i mezzi.
_A quell’età non mi rendevo conto di cosa stessi facendo.
Ma oggi sì. E lo rifarei. 😈_
